Licenziata per abbigliamento provocante. Dobbiamo protestare!

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Laura Cangemi, addetta alle vendite di un negozio d’abbigliamento (di cui non si può fare il nome) a Berna, ha ricevuto la richiesta dal suo capo di andarsi a cambiare gli indumenti. Scarpe a parte, i vestiti che indossava quel giorno sono stati acquistati nello stesso negozio dove lavorava la ragazza.

Troppo provocanti” dice un responsabile dello shop, chiedendole quanto tempo gli sarebbe servito per andare a cambiarsi. La ragazza che abita vicino il negozio, a malincuore risponde un 30 minuti.

Diretta verso casa, chiama sua mamma per farsi preparare il cambio da indossare quando, riceve una chiamata dal capo del negozio d’abbigliamento: “Non ritornare, non abbiamo bisogno di altre ragazze per oggi”.

Dopo 7 giorni nei quali aspetta impaziente una chiamata, Laura capisce di essere stata licenziata e si sfoga su Facebook, mostrando una foto in cui indossa l’abbigliamento protagonista del dibattito.

Mi avevano negato soltanto l’utilizzo di minigonne, se fossi stata avvertita prima, sarei andata a lavorare con il burqa”. Ciò nonostante non è stata riassunta dal titolare del negozio ed adesso per assumere impiegate, dopo il colloquio, chiede loro la taglia in modo dare a tutte gli stessi abiti.


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